Identikit della cultura della dieta

Identikit della cultura della dieta

 

Diet culture, cultura della dieta. Se gli approcci anti-dieta ti hanno incuriosito e stai approfondendo questo tema, se segui profili Instagram che trattano di body positivity o hai iniziato un percorso di alimentazione intuitiva, probabilmente hai incontrato numerose volte il termine “cultura della dieta” e altrettanto probabilmente non ti è ancora del tutto chiaro che cosa significhi. 

In questo articolo ti spiego a cosa si fa riferimento quando si parla di diet culture e perché conoscerla e riconoscere come si manifesta nella nostra vita è importante per limitarne gli effetti negativi.

Rifiuta la mentalità della dieta, Reject the Diet Mentality, è anche il primo dei principi dell’Intuitive Eating, uno degli strumenti che utilizzo nei miei percorsi di psicologia dell’alimentazione e spero che, alla fine della lettura, avrai un’idea più chiara del perché sia la base di tutto.

Un tentativo di definizione

Cercare di definire una cultura porta con sé il rischio di semplificare e generalizzare. Un po’ come capita sui libri di storia o di letteratura quando in pochi paragrafi gli autori tentano di descrivere pensiero, usi e costumi di un intero secolo. 

Quindi, con questo articolo, non ho la pretesa di essere esaustiva, ma cercherò di individuare i tratti distintivi della diet culture e di darti alcuni spunti per iniziare a vivere con più consapevolezza gli stimoli che ricevi quotidianamente dalla realtà in cui siamo immersi.

Proviamo a darne una definizione:

la cultura della dieta è un sistema di valori costruiti e condivisi socialmente che riguardano le abitudini alimentari, la relazione col cibo e il modo di rapportarsi ai corpi, nella loro forma, dimensione e taglia. 

È una narrazione dominante che ci influenza, spesso in modo inconsapevole, su moltissimi piani: dalla salute, alle interazioni sociali, alla politica.

 

Più nel dettaglio

La convinzione principale della diet culture, intorno alla quale ruotano tutte le altre, può essere sintetizzata con l’affermazione: i corpi “magri” sono più desiderabili, salutari e di valore.

Una conseguenza diretta di questa convinzione è la definizione di uno standard di corpi “accettabili” che traccia un confine con quelli “inaccettabili”. 

Un’altra convinzione centrale, legata alla prima, è quella che vede la salute idealmente rappresentata da un corpo abile, magro e bianco

È evidente come queste convinzioni siano discriminatorie e abbiano una storia razzista, classista e sessista (per non farsi mancare niente).

Come scrive Christy Harrison (Intuitive Eating Coach e Anti-Diet Dietitian

“La cultura della dieta è una forma di oppressione e smantellarla è essenziale per creare un mondo giusto e pacifico per le persone in tutti i corpi.”

Diet culture is a form of oppression, and dismantling it is essential for creating a world that’s just and peaceful for people in all bodies.”  

Dal punto di vista dell’alimentazione, inoltre, la diet culture promuove comportamenti e scelte che sostengono il raggiungimento di un corpo magro, indipendentemente dagli effetti negativi sulla salute individuale e sociale che questi possono avere. 

Attribuisce un valore morale ai cibi distinguendoli in “buoni” e “cattivi” il che comporta che il valore della persona è influenzato dalle sue scelte alimentari ed aumenta quando mangia cibi “sani” o quando vive in un corpo magro.  

E normalizza abitudini alimentari disfunzionali che possono condurre allo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare.

Una promessa… 

A rendere questo insieme di valori accattivante, ad infiocchettarlo come quei regali di Natale “di riciclo”, c’è una promessa.

Quando avrai finalmente raggiunto il corpo ideale, avrai perso peso e sarai magra, tutti i tuoi problemi si risolveranno, sarai felice e ogni cosa della tua vita andrà al suo posto.

Ti sembra esagerato?

Quante volte hai pensato:

  • non starò mai bene con me stessa finché non avrò perso peso
  • non posso avere una relazione sentimentale con questo corpo
  • cambierò lavoro quando sarò dimagrita
  • andrò al mare quando sarò abbastanza magra

Dietro a questi pensieri non c’è forse l’idea che un corpo magro risolverebbe ogni problema e che dimagrire è la condizione necessaria per realizzare i tuoi desideri?

 

…destinata a fallire

La cultura della dieta è ciò che ci insegna che la nostra autostima e le nostre capacità sono legate all’aspetto fisico e individua nelle diete la risposta a tutte le nostre insicurezze, lotte e problemi. 

Ma se osservi la tua personale esperienza con la dieta, puoi probabilmente notare che non si ottiene il risultato promesso. 

Oltre al fallimento del dimagrimento di per sé, che non dura a lungo termine e che ti porta ad iniziare sempre nuovi percorsi di perdita di peso, avrai sperimentato che anche quando i risultati arrivano non risolvono i problemi che ti avevano motivato ad iniziare.

Ti rassicuro sul fatto che non è colpa tua e non è questione di forza di volontà. Le diete hanno un’elevata percentuale di fallimento che è legata ai meccanismi di difesa del peso corporeo (ne ho parlato qui) e non a quanto ti impegni nel rispettare le regole imposte.

E ti assicuro anche che, per migliorare il rapporto con te stessa e fare quei cambiamenti che ti porteranno a realizzare i tuoi sogni, non è necessario perdere peso, ed è anzi spesso controproducente, se per farlo finisci nei meccanismi nocivi del dieting.

 

Riconoscere i suoi messaggi

La cultura della dieta è un sistema pervasivo e onnipresente, ma davvero molto subdolo e spesso nascosto.

In certe situazioni i messaggi che promuove sono palesi, come la pubblicità di un nuovo prodotto dimagrante. 

In altre occasioni, invece, la sua influenza è più insidiosa e apparentemente meno diretta. Ne sono un esempio la mancanza di diversità nella rappresentazione dei corpi in film, pubblicità, televisione, arte, fumetti; le diete mascherate da “stile di vita sano”; le politiche discriminatorie verso determinati corpi (esempio i costi dei biglietti aerei per le persone grasse o la mancanza di infrastrutture con misure adeguate a tutti i corpi/a tutti i tipi di abilità); e anche la “guerra all’ob*sità”.

Ecco qualche esempio per riconoscerla:

  • dal titolo di un articolo su un bibitone: “Aumenta il tuo intake di nutrienti e ti aiuta nella tua missione per perdere peso”. La tua missione. La cultura della dieta rende il dimagrimento e l’essere magri una nostra missione, un nostro obiettivo di vita;
  • da un post su Instagram: “sì, questa ricetta ha parecchie calorie e grassi, ma ogni tanto te lo meriti”. Primo, dipinge un’idea distorta del cibo, che è fatto per avere calorie e grassi, è ciò che lo rende energetico e quindi utile alla nostra sopravvivenza. Secondo, ti racconta che mangiare sia un’azione superflua, un bonus da raggiungere, mentre la realtà è che non devi mai e poi mai guadagnarti il cibo, te lo meriti sempre, è ciò che ti tiene in vita, punto;
  • clean eating e detox: questa è una delle sfumature meno esposte della diet culture, quella che ti convince che certi cibi fanno bene, sono “puliti” e “detossificanti” e di conseguenza altri fanno male e se li mangi ne va del tuo valore personale.

 

L’industria della dieta

Non avrai sicuramente bisogno che ti elenchi quante aziende e guru-cialtroni hanno fatto la propria fortuna vendendo diete e prodotti dimagranti. 

Se vuoi farti un’idea di quanti soldi muove il mercato della dieta, però, puoi consultare questo link che riporta i dati disponibili sugli Stati Uniti: parliamo di una cifra che si aggira intorno ai 66 miliardi di dollari. 

Un business redditizio che, per mantenere le proprie entrate, ha bisogno di diffondere, promuovere e sostenere la cultura della dieta. 

E mentre ti promette che ogni tuo sogno diventerà realtà quando avrai raggiunto lo standard di magrezza che ti propone, si dimentica di informarti di quanto le diete siano inefficaci a lungo termine per moltissime persone; degli effetti nocivi dal punto di vista emotivo, fisico e mentale che possono provocare e del fatto che siano un importante fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare. 

Tralascia anche che la dieta è un forte predittore dell’aumento di peso e che le oscillazioni tra perdita e acquisizione di peso, associate all’effetto yo-yo, sono collegate al peggioramento della salute cardiovascolare

 

La cultura della dieta in pochi punti 

Prima di salutarci ti propongo una sintesi, una sorta di identikit, della diet culture

È un sistema di credenze che:

  • Idealizza la magrezza, la identifica con la salute e la promuove come valore individuale e sociale, il che comporta valutarsi come diversi o irreparabilmente sbagliati se non si corrisponde a quell’irraggiungibile ideale.
  • Discrimina e ha una storia razzista, classista e sessista. Opprime le persone che non corrispondono alla sua presunta immagine di “salute”.
  • Promuove la perdita di peso, indipendentemente dal costo per la persona in termini di salute mentale e fisica. Di conseguenza ti fa sentire obbligata a spendere una grande quantità di tempo, energia e denaro nel tentativo di modificare il tuo corpo, nonostante la ricerca internazionale sia ormai abbastanza chiara sul fallimento delle diete sui rischi che comportano.
  • Demonizza alcuni modi di mangiare mentre ne eleva altri portandoti ad essere ipervigile sul cibo che mangi, e a svalutarti o vergognanrti quando fai determinate scelte alimentari.
  • Promette senza mantenere, l’illusione una vita felice e piena di soddisfazioni “semplicemente” grazie ad un corpo “conforme”.
  • È ovunque in modi più espliciti e in altri impliciti e subdoli.
  • Genera un grosso business, un vero e proprio mercato della dieta.

 

Approfondimenti

Per saperne di più sugli aspetti storici, sociali e politici della cultura della dieta, oltre che nutrizionali, ti consiglio due puntate del podcast Palinsesto Femminista di Irene Facheris

la prima in cui ospita Mara Mibelli di Belle di Faccia

e la seconda con la dott.ssa Veronica Bignetti, dietista e attivista.

 

Qual è il peso giusto?

Qual è il peso giusto?

Una delle domande che viene fatta più spesso ai professionisti che si occupano di alimentazione è relativa al “peso giusto”.

Come si calcola il peso ideale? Qual è quel numerino sulla bilancia a cui devo tendere? Come posso mantenere il mio peso-forma? 

Cosa succede se il mio peso cambia, è sbagliato? Devo tornare a quello che indicano le tabelle?

Prima di passare alla mia risposta, ci tengo a sottolineare che tutta questa attenzione al peso, da controllare, monitorare, manipolare, è frutto di un sistema definito cultura della dieta (puoi saperne di più qui). 

La diet culture è come un paio di occhiali con le lenti colorate che ci mostrano il mondo diverso da come sarebbe a occhio nudo, distorcendo quali sarebbero le priorità su cui focalizzarci quando pensiamo alla nostra salute e al benessere individuale e sociale. 

E sì, queste priorità non dovrebbero avere a che fare con il peso corporeo.

Fatta questa premessa, veniamo al dunque e cerchiamo di capire qual è il peso giusto.

Partiamo da una domanda

Per rimescolare un po’ le carte in tavola, parto con una domanda che mette in discussione tutta la questione: esiste il peso giusto?

Esiste davvero un peso migliore di altri che devi cercare di mantenere? C’è un numero di riferimento?

La risposta breve è no.

La risposta lunga la vediamo nel corso di questo articolo, ma vorrei evidenziare alcuni aspetti importanti:

  • non esiste un peso “giusto” in assoluto, né un peso ideale. Non è utile sovraccaricare una delle tante variabili che possiamo misurare nel nostro corpo di valori morali come “giusto” o “sbagliato”. Perché? La conseguenza è spesso quella di dare un valore a se stessi in base al valore del proprio peso;
  • non esiste un peso che devi cercare di mantenere, come vedrai il nostro corpo è molto bravo a difendere il peso che reputa adeguato, se lo ascolti fa da sé.

Il “peso giusto” in senso ampio è qualcosa che ha una base genetica e che il corpo monitora e controlla autonomamente tenendo in equilibrio una serie di condizioni della persona e dell’ambiente in cui vive.

 

Il nostro corpo è un maniaco del controllo del peso

Moltissimi studi che hanno coinvolto sia umani che topi di laboratorio, hanno dimostrato che il nostro corpo (come quello di altre specie animali) è un maniaco del controllo del peso. Siamo, infatti, dotati di un complesso sistema che tiene molto controllato il peso corporeo. 

Gli stessi studi hanno mostrato che sono diversi gli attori che operano nel sistema per mantenere il controllo del peso: uno dei principali è l’ipotalamo che regola diverse risposte automatiche tramite centinaia di sostanze. 

Uno degli obiettivi di questo lavorio continuo, per il nostro corpo, è il mantenimento dell’omeostasi, quella tipica tendenza degli esseri viventi che garantisce la stabilità del proprio organismo.

Un altro obiettivo ha a che fare con quello che l’evoluzione dell’uomo ha selezionato come più utile per la nostra sopravvivenza.

Una vecchia storia

Ripercorrendo la storia della nostra specie, non è difficile comprendere perché ci siamo evoluti con un simile meccanismo di difesa del peso.

Per l’uomo primitivo mangiare significava: estrema scarsità di cibo ed elevato dispendio energetico per procacciarselo.

Queste condizioni hanno privilegiato l’evoluzione di un sistema molto efficiente per la conservazione dell’energia. 

La storia ha salvaguardato quegli umani che non bruciano energia velocemente e che sono in grado di accumulare riserve di grasso per momenti di scarsità di cibo.

Abbiamo così ereditato un programma genetico che ci rende molto bravi a trattenere ogni caloria ingerita, ad accumularla e a difenderla.

 

Set point weight: il peso naturale

 

Quindi il nostro corpo tende a mantenere il peso relativamente stabile perché è geneticamente programmato per farlo, data la sua utilità per la nostra sopravvivenza. 

E il peso che ognuno di noi mira a mantenere è chiamato peso naturale (set point weight).

Il set point non c’entra nulla col BMI (Body Mass Index o IMC – Indice di Massa Corporea) e non è un numero preciso, ma un intervallo di valori che può variare quotidianamente.

Puoi immaginare il peso naturale come la temperatura preferita del termostato del peso.

Nei termostati di casa scegliamo una temperatura confortevole per far sì che si accendano i caloriferi quando ci sono meno gradi di quelli che abbiamo impostato. 

Allo stesso modo il sistema di difesa del peso corporeo di cui ti parlavo più su, si attiva quando il peso scende al di sotto del proprio set point

A differenza del termostato, però, il nostro corpo è più flessibile e accetta come “temperatura confortevole” un intervallo di peso che varia di diversi chili, e non un numero specifico.

In sintesi: siamo geneticamente programmati, data l’evoluzione della specie, a mantenere il nostro peso intorno ad un insieme di valori stabili chiamati peso naturale o set point weight. Quando andiamo al di sotto di questi valori, si attiva un sistema di difesa che cerca di impedire un’ulteriore dimagrimento e di riacquisire il peso perso. 

 

Quando ci allontaniamo dal nostro peso naturale

Quello che emerge dalle ricerche sui meccanismi di controllo del peso è che le reazioni del nostro corpo sono abbastanza diverse se andiamo al di sotto set point weight, perdendo peso, o andiamo al di sopra di questi valori, aumentando di peso. 

Quando andiamo al di sotto del nostro peso naturale, come ti ho raccontato nel paragrafo precedente, il nostro corpo va in allarme e si attiva per riportarci al valore di comfort con diverse strategie tra cui la riduzione del consumo di energia (rallenta il metabolismo) e l’aumento di fame.

Questo è uno dei motivi per cui le diete non funzionano: siamo fatti per resistere al dimagrimento. 

Allo stesso tempo, non abbiamo un sistema altrettanto preoccupato dell’aumento di peso. Forse perché non è così dannoso? 

In altre parole aumentare di peso è relativamente facile, mentre per qualcuno perdere peso potrebbe addirittura essere impossibile.

Se il meccanismo si rompe

Continuando a “giocare” con il termostato c’è il rischio che questo si rompa.

Allo stesso modo il meccanismo che mantiene il peso naturale si altera, ad esempio, tramite le diete o altri comportamenti che modificano forzatamente il peso corporeo.

Quando si scende sotto la soglia del set point, il corpo combatte agguerrito per riportarti al peso naturale, ma gioca anche d’anticipo.

Per proteggersi da futuri dimagrimenti sposta il set point ad un valore più elevato così che il sistema di difesa del peso sia sempre sollecitato e metta in atto quelle strategie utili a mantenere il peso stabile (metabolismo rallentato, aumento di fame…).

Proprio come quando, per non far spegnere i caloriferi della casa in montagna, impostiamo la temperatura a 27 gradi: non appena si spengono il termostato registrerà un calo di temperatura, perché fa troppo freddo fuori per mantenere i 27 gradi a lungo, e accenderà di nuovo la caldaia. 

Qual è il tuo peso naturale

Ora che sai qualcosa di più su cos’è e come funziona il set point weight, ti starai chiedendo, alla fine di tutta questa pappardella, qual è il tuo peso naturale!

Sfortunatamente, o meglio fortunatamente, non c’è nessuna formula magica né test di laboratorio utile a calcolarlo.

Il peso naturale è in gran parte dovuto alla propria predisposizione genetica, tiene conto delle condizioni ambientali in cui si vive ed è rappresentato da un intervallo di peso mantenuto nel tempo grazie ad un comportamento alimentare equilibrato.

In altre parole è quel range di peso stabile che mantieni perché:

  • è scritto nel tuo DNA
  • è adatto allo specifico periodo della vita in cui lo consideri
  • è il risultato dell’ambiente in cui vivi
  • non te ne preoccupi (del suo controllo, del suo mantenimento o delle sue variazioni giornaliere, settimanali, mensili e annuali)
  • mangi naturalmente in risposta ai segnali di fame, sazietà e appetito senza fissazioni sul dimagrimento o sulle abitudini alimentari
  • mangi senza sforzo e con piacere

 Questo significa che l’unico modo per “calcolare” il proprio peso naturale è dandosi il tempo di scoprirlo,  sintonizzandosi su di sé, sui propri bisogni e ricercando di un equilibrio psico-nutrizionale.

Se l’argomento ti è piaciuto e vuoi saperne di più, continuiamo a parlarne su Instagram.

 

Per approfondire 

Health at Every Size: The Surprising Truth About Your Weight L. Bacon

The defence of body weight: a physiological basis for weight regain after weight loss. Sumithran, P., & Proietto, J. (2013). Clinical Science124(4), 231-241.

Principi di psicobiologia della nutrizione e dello stress – A. Innocenti, C. Pruneti

Dimagrire non è un buon proposito per l’anno nuovo

Dimagrire non è un buon proposito per l’anno nuovo

Non so dire come si sia diffusa la moda dei buoni propositi a inizio anno, so solo che preferisco essere fuori moda.

I buoni propositi non mi piacciono e li trovo il modo perfetto per caricarsi di angoscia a gennaio e arrivare all’estate con un peso di troppo sulle spalle.

Desiderare qualcosa di nuovo quando cambia l’anno non è sbagliato, ma per attivare un cambiamento non basta una lista di doveri da soddisfare.

Il dimagrimento è sempre in pole position 

Tra i buoni propositi, poi, dimagrire, perdere peso o mettersi a dieta, compaiono spesso in cima alla lista, cosa che rende questa moda ancora più antipatica ai miei occhi.

Perché dietro all’obiettivo del dimagrimento si celano spesso motivazioni implicite e nascoste a cui non viene data voce. 

E così dimagrire diventa la soluzione ad ogni problema innescando pericolosi meccanismi di dieting.

In questo articolo ti racconto tre ragioni per cui dimagrire non è un buon proposito per l’anno nuovo.

Dimagrire per migliorare la salute

Il motivo più gettonato per cui la perdita di peso viene inserita in cima alla lista dei buoni propositi è quello della salute, ovvero dell’idea che magrezza e salute siano sinonimi e che non possa esistere una persona grassa sana.

La responsabilità della diffusione di questa motivazione è quasi totalmente a carico del sistema medico-sanitario che continua a comunicare l’equivalenza peso = salute (weight bias) senza preoccuparsi, invece, di promuovere quelli che sono realmente comportamenti salutari, indipendentemente dal peso corporeo.

Ad esempio? Prendersi cura di sé, ridurre lo stress, coltivare buone relazioni, dedicare tempo e spazio alla propria salute mentale, smettere di fumare, consumare moderatamente alcolici, fare attività fisica e mangiare bene ovviamente (che non vuol dire stare a dieta!).

Diverse ricerche che utilizzano un approccio inclusivo o neutro rispetto al peso (ovvero ricerche che non considerano il peso una variabile determinante per la salute) stanno evidenziando i benefici di comportamenti salutari anche senza dimagrimento. 

Quindi, se desideri che la salute sia una tua priorità per il 2020, puoi esplorare meglio questo proposito con alcune domande:

  • che cosa significa salute per te?
  • quali sono le situazioni della tua vita che ti fanno non sentire in salute?
  • quali comportamenti puoi mettere in atto per sentirti meglio? 

Per prenderti cura della tua salute è più utile portare il focus sui comportamenti salutari invece che sulla perdita di peso.

Dimagrire per incontrare la persona giusta

Una seconda motivazione che spinge a mettere il dimagrimento nella pole position dei buoni propositi è legata al desiderio di iniziare una relazione sentimentale

Alla base di questa motivazione c’è un pensiero che assomiglia a questo:

“voglio veramente incontrare la persona giusta, ma con questo corpo/peso non è possibile. Se dimagrisco e divento più attraente riuscirò a incontrare qualcuno”.

Questo tipo di pensiero è sostenuto da due distorsioni:

  • la rappresentazione culturale delle relazioni (TV, cinema, libri, pubblicità, tradizioni) in cui viene diffusa l’idea che esistano corpi “desiderabili” e “amabili” e corpi che invece non possono essere amati;
  • la convinzione che il peso corporeo sia l’unico fattore che incide sulla possibilità di avere una relazione.

Sia chiaro, voler avere una relazione sentimentale è assolutamente normale e desiderarlo non ha nulla di sbagliato, il problema sorge quando questo proposito è vincolato al dimagrimento.

Rispetto alla prima distorsione, anche se poco rappresentate ed allontanate dal nostro condizionamento culturale, persone di ogni forma, dimensione e capacità sperimentano (e possono sperimentare) una relazione romantica e/o sessuale amorevole e rispettosa. Non è un privilegio riservato solo alle persone magre. 

La seconda distorsione, invece, ha a che fare con il rapporto che si ha con se stessi. Sentirsi attraenti e concedersi la possibilità di entrare in relazione con un’altra persona sono solo lontanamente legati al peso. 

Sono più facilmente condizionati da bassa autostima, svalutazione di sé e della propria immagine corporea, senso di inadeguatezza, e anche se viene spesso raccontato il contrario, la relazione con se stessi non sempre migliora dimagrendo.

Se il focus per il tuo anno è il desiderio di una relazione e pensi che il tuo corpo sia l’unico ostacolo, un percorso psicologico per conoscerti, ritrovare i tuoi punti di forza e guardarti con occhi diversi può avvicinarti al tuo proposito più che il dimagrimento.

Dimagrire per piacersi

Arriviamo alla terza e ultima motivazione, di cui ti parlo oggi, che spinge ad usare il dimagrimento come leva per cambiare vita.

Si tratta del desiderio di piacersi, non solo fisicamente.

Se vivi con difficoltà il rapporto con la tua immagine corporea (per approfondire cos’è ti lascio il link ad un articolo di una stimata collega) e hai sviluppato comportamenti utilizzati per cercare di alleviare l’angoscia che provi, come il controllo ossessivo del tuo corpo, perdere peso non risolverà la situazione.

Quando si provano emozioni come angoscia, ansia, delusione, vergogna, paura, tristezza vedendo il proprio corpo riflesso nello specchio queste sono dovute più al modo in cui percepisci il tuo corpo (o al modo in cui socialmente ti spingono a percepirlo) che al tuo corpo fisico reale.

I problemi di immagine corporea possono essere complessi, stratificati e rappresentare il campanello di allarme per altri problemi relativi al rapporto con se stessi o con gli altri. 

Per questo perdere peso nel tentativo di apprezzare ciò che vedi nello specchio ha spesso risultati fallimentari. Perché ciò che alimenta i problemi di immagine corporea resta lì in attesa che te ne prenda cura.

Prenditi cura dei tuoi desideri

Se vuoi che qualcosa cambi nella tua vita quest’anno e pensi che la soluzione sia il dimagrimento, chiediti perché lo pensi. 

Che desiderio cerchi di realizzare con quella soluzione?

Vai alla ricerca di ciò che ha veramente richiesto la tua attenzione e prenditi cura dei bisogni che stanno cercando di dirti “sono qui, ascoltami”.

In questa ricerca puoi anche scegliere di farti accompagnare da uno psicologo, così da dedicare ai tuoi desideri lo spazio e il tempo necessari. 

E se vuoi che ad accompagnarti sia io, contattami

Riferimenti: What you really mean when you write ‘lose weight’ on your New Years Resolutions list, Ashlee Bennet – The BodyI mage Therapist

Come la fat talk peggiora il rapporto con il tuo corpo

Come la fat talk peggiora il rapporto con il tuo corpo

Le parole che usi influenzano il modo in cui ti vedi, per questo il modo in cui parli del tuo corpo e di quello degli altri può migliorare o peggiorare il modo in cui lo percepisci e vivi.

Se, ad esempio, usi parole gentili, accoglienti e non giudicanti coltivi una percezione positiva di te e aumenti la soddisfazione rispetto alla tua immagine; se, invece, fai uso di parole invalidanti insieme a commenti negativi e giudicanti, complichi la relazione con te stessa e con il tuo corpo.

Gli americani, famosi per la loro capacità di sintesi, hanno definito questo secondo modo di comunicare fat talk 

E in questo articolo ti racconto come la fat talk peggiora il rapporto con il tuo corpo.

Che cos’è la fat talk

La fat talk, letteralmente “parlare grasso/parlare del grasso”, indica un modo di comunicare e di pensare il proprio corpo o quello degli altri.  

Riguarda tutti gli argomenti che ruotano intorno a forma fisica, immagine corporea, peso e dieta, comunicati attraverso commenti negativi, degradanti e giudicanti.

Fa riferimento anche a quelle affermazioni che rafforzano gli ideali di magrezza e di bellezza e sostengono l’idea che la magrezza sia più accettabile del grasso.

La fat talk è, quindi, una forma di body shaming (derisione del corpo) e contribuisce all’insoddisfazione corporea

L’utilizzo di questo tipo di linguaggio è il risultato di una cultura grassofobica e centrata sulla magrezza che usa la parola grasso in modo negativo e dispregiativo intensificando ulteriormente lo stigma verso il sovrappeso e le persone grasse.

Alcuni esempi di fat talk

I modi in cui ci si esprime usando la fat talk sono moltissimi, possono comparire in una conversazione con un’amica, con la mamma, con una commessa nel negozio. Fanno capolino in un pensiero davanti allo specchio o diventano esclamazioni di body shaming sui social.

Provo a farti qualche esempio:

“Le mie braccia sono così flaccide.”

“Odio le mie cosce.”

“Il mia pancia fa schifo.”

“Oddio come sono grassa, ho bisogno di perdere peso”

“Con questi pantaloni sembro enorme”

“Guarda quella balena”

“Non ha davvero le gambe per indossare quei pantaloni” 

“Stai benissimo! Hai perso peso? “

“Se avessi perso peso, sarei più felice “

“Davvero non avrei dovuto mangiare”

“Vorrei avere il tuo corpo, sei così magro”

A: “Sono ingrassata, guarda che pancia, ieri mi sono abbuffata di pizza… ” 

B: “Ma che dici, grassa tu? Ma se stai benissimo, guarda me,

in questo periodo non riesco a trattenermi, e poi guarda che gambe enormi…”

Suonano familiari vero?

Una comunicazione nociva

Come dicevo più su, la fat talk è un modo tossico di parlare del corpo che ha come conseguenza la vergogna e la discriminazione verso la forma fisica propria e altrui. 

L’uso di questa modalità di comunicazione ha effetti nocivi sulla salute e sul benessere delle singole persone, ma anche della nostra società.

  • È tra i fattori di rischio per lo sviluppo di Disturbi del Comportamento Alimentare e contribuisce alla costruzione di una relazione disturbata con l’alimentazione, con il cibo e con la propria immagine corporea
  • Ha un impatto negativo diretto sul modo in cui la persona si sente riguardo se stessa e al proprio corpo.
  • Contribuisce a mantenere e a diffondere una cultura grassofobica e centrata sulla magrezza come valore.
  • È fortemente correlata all’insoddisfazione corporea.

Perché viene usata e come peggiora il rapporto con il corpo

L’uso della fat talk è molto comune, probabilmente leggendo gli esempi che ho elencato avrai riconosciuto espressioni che hai usato direttamente o sentito usare.

Questo tipo di comunicazione è, purtroppo, una norma sociale: è accettata, ce l’aspettiamo e la viviamo quotidianamente nelle relazioni faccia a faccia e online. La nostra esposizione a questo linguaggio è quotidiana.

Il fatto che sia una norma, un’abitudine, è il motivo “sociale” per cui viene molto utilizzata: la si considera scontata e quasi obbligatoria.

Il secondo motivo, quello mosso da un bisogno individuale, è legato all’uso della fat talk per esprimere insoddisfazione verso il proprio corpo.

La nostra società spinge verso ideali di bellezza e forma fisica insensati, rigidi e difficili da raggiungere e associa alla bellezza un maggior valore della persona. 

È quindi molto comune sperimentare insoddisfazione verso il proprio aspetto.

Comunicare questa insoddisfazione attraverso la fat talk rappresenta un tentativo di stare meglio con se stessi chiedendo scusa per il fatto che il proprio corpo non aderisce all’ideale di bellezza.

Il risultato che si ottiene, però, è esattamente l’opposto.

Moltissime ricerche hanno, infatti, descritto quanto questa comunicazione aumenti l’insoddisfazione corporea e peggiori il rapporto con proprio corpo.

  • Ad esempio, una ricerca australiana ha mostrato che la fat talk attira l’attenzione sulle parti del corpo che le donne non amano, il che a sua volta porta a una riduzione della soddisfazione del corpo.
  • Uno studio statunitense, invece, ha evidenziato come la fat talk incide negativamente sulla percezione che gli altri hanno di noi, facendoci apparire meno attraenti, a prescindere da peso e forma fisica.

Un circolo vizioso 

La fat talk è, quindi, l’espressione dell’insoddisfazione verso la propria forma fisica, che nasce dalla percezione di una forte differenza tra il proprio corpo e il corpo ideale.

Comunicare questa insoddisfazione, però, finisce per influenzare negativamente sia il valore che attribuiamo a noi stessi sia il modo in cui ci vedono gli altri. 

Quel che si innesca è un pericoloso circolo vizioso, che a sua volta può generare insoddisfazione e umore depresso che possono spingere verso un comportamento alimentare non salutare e ad un peggioramento delle relazioni con familiari, amici e colleghi. 

Come interrompere il circolo

Nonostante la fat talk sia molto comune ed accettata, puoi comunque fare qualcosa per interrompere il circolo vizioso e ridurre la diffusione di una comunicazione così nociva.  

Otterrai un beneficio in prima persona, recuperando fiducia nel tuo corpo e otterremo un beneficio comune sfidando una norma sociale che non ha nessun buon effetto sulla nostra salute. 

Ecco cosa puoi fare per dare uno stop alla fat talk

  1. fai attenzione: al linguaggio che usi per descrivere il tuo corpo e quello degli altri;
  2. riconoscila: prendi consapevolezza dei momenti in cui tu o qualcuno che conosci mette in atto la fat talk;
  3. non utilizzarla: quando vieni coinvolto in una conversazione che comporta commenti negativi sul corpo di qualcuno, non rispondere confermando quei commenti. Chiedi piuttosto, a chi ti ha ingaggiata: “Lo pensi davvero?” o “Perchè ti senti così?”;
  4. sii gentile con te stessa: riduci i commenti negativi che ti rivolgi, quando pensi o quando parli di te.

Spero che la conoscenza di questa comunicazione nociva ti sia d’aiuto e possa migliorare il rapporto con il tuo corpo.

Se cerchi un alleata per mettere in atto piccoli gesti quotidiani che ti aiutino a vivere meglio te stessa, contattami.