Identikit della cultura della dieta

da | Giu 9, 2020 | Peso e immagine corporea

 

Diet culture, cultura della dieta. Se gli approcci anti-dieta ti hanno incuriosito e stai approfondendo questo tema, se segui profili Instagram che trattano di body positivity o hai iniziato un percorso di alimentazione intuitiva, probabilmente hai incontrato numerose volte il termine “cultura della dieta” e altrettanto probabilmente non ti è ancora del tutto chiaro che cosa significhi. 

In questo articolo ti spiego a cosa si fa riferimento quando si parla di diet culture e perché conoscerla e riconoscere come si manifesta nella nostra vita è importante per limitarne gli effetti negativi.

Rifiuta la mentalità della dieta, Reject the Diet Mentality, è anche il primo dei principi dell’Intuitive Eating, uno degli strumenti che utilizzo nei miei percorsi di psicologia dell’alimentazione e spero che, alla fine della lettura, avrai un’idea più chiara del perché sia la base di tutto.

Un tentativo di definizione

Cercare di definire una cultura porta con sé il rischio di semplificare e generalizzare. Un po’ come capita sui libri di storia o di letteratura quando in pochi paragrafi gli autori tentano di descrivere pensiero, usi e costumi di un intero secolo. 

Quindi, con questo articolo, non ho la pretesa di essere esaustiva, ma cercherò di individuare i tratti distintivi della diet culture e di darti alcuni spunti per iniziare a vivere con più consapevolezza gli stimoli che ricevi quotidianamente dalla realtà in cui siamo immersi.

Proviamo a darne una definizione:

la cultura della dieta è un sistema di valori costruiti e condivisi socialmente che riguardano le abitudini alimentari, la relazione col cibo e il modo di rapportarsi ai corpi, nella loro forma, dimensione e taglia. 

È una narrazione dominante che ci influenza, spesso in modo inconsapevole, su moltissimi piani: dalla salute, alle interazioni sociali, alla politica.

 

Più nel dettaglio

La convinzione principale della diet culture, intorno alla quale ruotano tutte le altre, può essere sintetizzata con l’affermazione: i corpi “magri” sono più desiderabili, salutari e di valore.

Una conseguenza diretta di questa convinzione è la definizione di uno standard di corpi “accettabili” che traccia un confine con quelli “inaccettabili”. 

Un’altra convinzione centrale, legata alla prima, è quella che vede la salute idealmente rappresentata da un corpo abile, magro e bianco

È evidente come queste convinzioni siano discriminatorie e abbiano una storia razzista, classista e sessista (per non farsi mancare niente).

Come scrive Christy Harrison (Intuitive Eating Coach e Anti-Diet Dietitian

“La cultura della dieta è una forma di oppressione e smantellarla è essenziale per creare un mondo giusto e pacifico per le persone in tutti i corpi.”

Diet culture is a form of oppression, and dismantling it is essential for creating a world that’s just and peaceful for people in all bodies.”  

Dal punto di vista dell’alimentazione, inoltre, la diet culture promuove comportamenti e scelte che sostengono il raggiungimento di un corpo magro, indipendentemente dagli effetti negativi sulla salute individuale e sociale che questi possono avere. 

Attribuisce un valore morale ai cibi distinguendoli in “buoni” e “cattivi” il che comporta che il valore della persona è influenzato dalle sue scelte alimentari ed aumenta quando mangia cibi “sani” o quando vive in un corpo magro.  

E normalizza abitudini alimentari disfunzionali che possono condurre allo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare.

Una promessa… 

A rendere questo insieme di valori accattivante, ad infiocchettarlo come quei regali di Natale “di riciclo”, c’è una promessa.

Quando avrai finalmente raggiunto il corpo ideale, avrai perso peso e sarai magra, tutti i tuoi problemi si risolveranno, sarai felice e ogni cosa della tua vita andrà al suo posto.

Ti sembra esagerato?

Quante volte hai pensato:

  • non starò mai bene con me stessa finché non avrò perso peso
  • non posso avere una relazione sentimentale con questo corpo
  • cambierò lavoro quando sarò dimagrita
  • andrò al mare quando sarò abbastanza magra

Dietro a questi pensieri non c’è forse l’idea che un corpo magro risolverebbe ogni problema e che dimagrire è la condizione necessaria per realizzare i tuoi desideri?

 

…destinata a fallire

La cultura della dieta è ciò che ci insegna che la nostra autostima e le nostre capacità sono legate all’aspetto fisico e individua nelle diete la risposta a tutte le nostre insicurezze, lotte e problemi. 

Ma se osservi la tua personale esperienza con la dieta, puoi probabilmente notare che non si ottiene il risultato promesso. 

Oltre al fallimento del dimagrimento di per sé, che non dura a lungo termine e che ti porta ad iniziare sempre nuovi percorsi di perdita di peso, avrai sperimentato che anche quando i risultati arrivano non risolvono i problemi che ti avevano motivato ad iniziare.

Ti rassicuro sul fatto che non è colpa tua e non è questione di forza di volontà. Le diete hanno un’elevata percentuale di fallimento che è legata ai meccanismi di difesa del peso corporeo (ne ho parlato qui) e non a quanto ti impegni nel rispettare le regole imposte.

E ti assicuro anche che, per migliorare il rapporto con te stessa e fare quei cambiamenti che ti porteranno a realizzare i tuoi sogni, non è necessario perdere peso, ed è anzi spesso controproducente, se per farlo finisci nei meccanismi nocivi del dieting.

 

Riconoscere i suoi messaggi

La cultura della dieta è un sistema pervasivo e onnipresente, ma davvero molto subdolo e spesso nascosto.

In certe situazioni i messaggi che promuove sono palesi, come la pubblicità di un nuovo prodotto dimagrante. 

In altre occasioni, invece, la sua influenza è più insidiosa e apparentemente meno diretta. Ne sono un esempio la mancanza di diversità nella rappresentazione dei corpi in film, pubblicità, televisione, arte, fumetti; le diete mascherate da “stile di vita sano”; le politiche discriminatorie verso determinati corpi (esempio i costi dei biglietti aerei per le persone grasse o la mancanza di infrastrutture con misure adeguate a tutti i corpi/a tutti i tipi di abilità); e anche la “guerra all’ob*sità”.

Ecco qualche esempio per riconoscerla:

  • dal titolo di un articolo su un bibitone: “Aumenta il tuo intake di nutrienti e ti aiuta nella tua missione per perdere peso”. La tua missione. La cultura della dieta rende il dimagrimento e l’essere magri una nostra missione, un nostro obiettivo di vita;
  • da un post su Instagram: “sì, questa ricetta ha parecchie calorie e grassi, ma ogni tanto te lo meriti”. Primo, dipinge un’idea distorta del cibo, che è fatto per avere calorie e grassi, è ciò che lo rende energetico e quindi utile alla nostra sopravvivenza. Secondo, ti racconta che mangiare sia un’azione superflua, un bonus da raggiungere, mentre la realtà è che non devi mai e poi mai guadagnarti il cibo, te lo meriti sempre, è ciò che ti tiene in vita, punto;
  • clean eating e detox: questa è una delle sfumature meno esposte della diet culture, quella che ti convince che certi cibi fanno bene, sono “puliti” e “detossificanti” e di conseguenza altri fanno male e se li mangi ne va del tuo valore personale.

 

L’industria della dieta

Non avrai sicuramente bisogno che ti elenchi quante aziende e guru-cialtroni hanno fatto la propria fortuna vendendo diete e prodotti dimagranti. 

Se vuoi farti un’idea di quanti soldi muove il mercato della dieta, però, puoi consultare questo link che riporta i dati disponibili sugli Stati Uniti: parliamo di una cifra che si aggira intorno ai 66 miliardi di dollari. 

Un business redditizio che, per mantenere le proprie entrate, ha bisogno di diffondere, promuovere e sostenere la cultura della dieta. 

E mentre ti promette che ogni tuo sogno diventerà realtà quando avrai raggiunto lo standard di magrezza che ti propone, si dimentica di informarti di quanto le diete siano inefficaci a lungo termine per moltissime persone; degli effetti nocivi dal punto di vista emotivo, fisico e mentale che possono provocare e del fatto che siano un importante fattore di rischio per lo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare. 

Tralascia anche che la dieta è un forte predittore dell’aumento di peso e che le oscillazioni tra perdita e acquisizione di peso, associate all’effetto yo-yo, sono collegate al peggioramento della salute cardiovascolare

 

La cultura della dieta in pochi punti 

Prima di salutarci ti propongo una sintesi, una sorta di identikit, della diet culture

È un sistema di credenze che:

  • Idealizza la magrezza, la identifica con la salute e la promuove come valore individuale e sociale, il che comporta valutarsi come diversi o irreparabilmente sbagliati se non si corrisponde a quell’irraggiungibile ideale.
  • Discrimina e ha una storia razzista, classista e sessista. Opprime le persone che non corrispondono alla sua presunta immagine di “salute”.
  • Promuove la perdita di peso, indipendentemente dal costo per la persona in termini di salute mentale e fisica. Di conseguenza ti fa sentire obbligata a spendere una grande quantità di tempo, energia e denaro nel tentativo di modificare il tuo corpo, nonostante la ricerca internazionale sia ormai abbastanza chiara sul fallimento delle diete sui rischi che comportano.
  • Demonizza alcuni modi di mangiare mentre ne eleva altri portandoti ad essere ipervigile sul cibo che mangi, e a svalutarti o vergognanrti quando fai determinate scelte alimentari.
  • Promette senza mantenere, l’illusione una vita felice e piena di soddisfazioni “semplicemente” grazie ad un corpo “conforme”.
  • È ovunque in modi più espliciti e in altri impliciti e subdoli.
  • Genera un grosso business, un vero e proprio mercato della dieta.

 

Approfondimenti

Per saperne di più sugli aspetti storici, sociali e politici della cultura della dieta, oltre che nutrizionali, ti consiglio due puntate del podcast Palinsesto Femminista di Irene Facheris

la prima in cui ospita Mara Mibelli di Belle di Faccia

e la seconda con la dott.ssa Veronica Bignetti, dietista e attivista.

 

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